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Incontinenza urinaria: tipi, cause e rimedi

Un omino di carta con una macchia di liquido a livello della vescica

Cinque milioni. E’ questo il numero, altissimo, di persone adulte che in Italia soffrono di incontinenza urinaria. Eppure si tratta di un numero – e di un problema – di cui si sente discutere ancora raramente. E di cui le stesse persone affette faticano a parlare, anche con il proprio medico. A soffrirne è principalmente la popolazione femminile: le stime parlano di circa 3 milioni di donne italiane con problemi legati alla perdita involontaria di urina, di contro ai 2 milioni di uomini con lo stesso problema. L’incontinenza generalmente è più diffusa nella popolazione in età matura, nonostante non sia una diretta conseguenza dell’invecchiamento (e, anzi, non sia un segnale da sottovalutare).

Cos’è l’incontinenza urinaria?

L’incontinenza urinaria si manifesta come l’incapacità di controllare lo stimolo della minzione. Questa difficoltà nel trattenere la pipì può presentarsi in diverse forme: il rilascio di poche gocce di urina quando si starnutisce, quando si tossisce o quando si ride o l’incapacità assoluta nel mantenere nella vescica i liquidi.

L’incontinenza urinaria, di per sè, non è un disturbo potenzialmente letale, ma spesso influisce negativamente sulla qualità della vita di chi ne soffre. Questo perché il soggetto tende ad adottare comportamenti che gli evitino imbarazzo e a rimodulare la sua quotidianità in funzione di questo disagio, con conseguente sofferenza, anche psicologica.

I 4 tipi di incontinenza

  • Incontinenza da urgenza: perdita non controllata di urina (con un volume da moderato ad ampio) che si verifica dopo che il soggetto avverte il bisogno impellente di fare pipì. Può verificarsi anche durante la notte, prendendo il nome di nicturia.
  • Incontinenza da stress: è il caso della perdita di alcune di gocce di pipì durante una risata, uno starnuto, un colpo di tosse o un piegamento. Questo accade per un aumento improvviso della pressione intraddominale. Il volume della perdita è solitamente minimo.
  • Incontinenza da rigurgito: perdita incontrollata di urina che si verifica ogniqualvolta che la vescica è troppo piena. Solitamente in questo caso il volume della perdita è minimo, ma possono verificarsi anche perdite totali.
  • Incontinenza funzionale è una perdita incontrollata di urina la cui causa va ricercata in un disturbo cognitivo o fisico non associato al controllo della minzione, come ad esempio il  morbo di Alzheimer, ictus, demenza senile.

Esiste, inoltre, l’incontinenza mista: ossia la condizione che si verifica quando uno stesso soggetto presenti due o più tipi di incontinenza.

Le cause dell’incontinenza

Le cause che possono portare all’incontinenza sono diverse:

  • Debolezza del pavimento pelvico o dello sfintere urinario
  • Infiammazioni (es. cistite)
  • Malattie neurologiche
  • Problemi legati alla prostata
  • Menopausa
  • Pre e post parto
  • Rimozione dell’utero
  • Spasmo o iperattività della muscolatura delle pareti vescicali (vescica iperattiva)
  • Ecc

Rimedi all’incontinenza

Trattare l’incontinenza è possibile. A seconda della causa scatenante è possibile intraprendere un percorso di recupero. Anche nelle persone più anziane e che soffrono di incontinenza da lungo tempo. Le strade possono essere diverse:

La giornata nazionale dell’incontinenza

Ogni 28 giugno si celebra la Giornata Nazionale dell’Incontinenza, promossa dal Ministero della Salute e dalla Fincopp (Federazione Italiana Incontinenti e Disfuzioni del Pavimento Pelvico). Lo scopo è quello di creare maggiore consapevolezza intorno a questo disturbo, sensibilizzare la popolazione e promuovere iniziative di solidarietà.

Stai valutando l’idea di intraprendere un percorso di riabilitazione del pavimento pelvico o desideri maggiori informazioni?
Chiama Amicodentista – Amicomedico dall’Italia al numero verde 800088315, dalla Svizzera al numero 0912280189.

 

NB: le informazioni riportate in questo articolo non sostituiscono in alcun modo un consulto, una visita o una diagnosi fornita da un medico o da un professionista sanitario. In caso di necessità, rivolgersi al proprio medico curante.