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IL DOLORE DEL TRAVAGLIO E ANALGESIA

Il dolore del travaglio è qualcosa di fantastico, appena il bambino esce, cessa ed è rimosso dalla memoria; resta invece il ricordo positivo dell’evento: un meccanismo che è vero per quasi tutte le donne, e fin qui ha permesso la continuazione della specie.
Rispetto a ogni altro tipo di dolore, quello provato nel parto ha due caratteristiche che lo rendono unico:
• È alternato a scariche di endorfine (ormoni del piacere) che regalano pause riposanti tra una contrazione e l’altra (a volte al punto da addormentarsi).
• È associato ad un evento positivo, la nascita di nostro figlio, e non ad un evento patologico.
Descriverlo è molto difficile, sebbene sia l’utero a contrarsi (si percepisce appoggiandoci sopra una mano) non si avverte nessun dolore all’addome, anche se questo risulta molto teso e duro. È localizzato principalmente sulla zona lombare, pelvi e interno cosce, spesso associato a nausea e vomito. La sua caratteristica principale è il ritmo ad intermittenza e la sua intensità che va crescendo con l’andamento del travaglio.
È accertato che nella percezione del dolore stesso, entrano in gioco componenti psicologiche tipiche di quel determinato individuo in quel determinato momento come ad esempio, la paura e l’aspettativa del dolore, il ricordo di altri dolori e la motivazione a sopportare il dolore.
Tanto più si avrà paura di quel dolore, tanto più il corpo reagirà a quel dolore. Infatti, la paura crea una tensione muscolare eccessiva e un’eccessiva reattività del sistema nervoso, che amplifica il dolore fisiologico del parto, rendendolo lancinante e insopportabile. Il dolore così provato alimenta nuova paura, ed il circolo vizioso continua con una reazione a catena, facendo dell’esperienza del parto una “cattiva esperienza”.
La differenza viene fatta da una buona preparazione psicofisica in gravidanza, dalla scelta del professionista da cui farci seguire e l’ambiente scelto per la nascita del nostro bambino.

Dopo questa premessa, come possiamo alleviarlo o addirittura farlo sparire?
Ecco alcune metodiche naturali che possono esserci d’aiuto:
– Utilizzo dell’acqua, concedersi un bagno caldo o tiepido in travaglio è un grande aiuto. L’acqua calda rilassa i muscoli, favorisce il rilascio di endorfine, alleggerisce il peso del corpo.

– Utilizzo del calore, è noto che fasciare e scaldare i muscoli irrigiditi e doloranti a causa di un crampo è utile. Il dolore delle contrazioni è simile a quello delle contratture, quindi si trae beneficio dall’applicazione di compresse calde. Si possono usare borse dell’acqua calda o sacchetti di riso riscaldati. Possono essere applicati sulla schiena, ovviamente la temperatura non deve essere eccessiva per non scottare la pelle.

– Il massaggio, può essere un alleato potentissimo contro il dolore, ma soprattutto un grande conforto. Sentire di avere accanto qualcuno pronto ad aiutare è molto importante.
Farsi massaggiare dal proprio compagno durante il travaglio può essere una bellissima esperienza per entrambi.

– Il respiro, in modo regolare, ampliando la durata dell’espirazione, aiuta a superare la contrazione senza lasciarsi sopraffare. Inoltre, una buona ossigenazione può aiutare a contrastare l’accumulo di acido lattico, che è doloroso, specie nei lunghi travagli.

– Il movimento, le posizioni verticali e i micromovimenti del bacino assecondano il passaggio del bambino e facilitano l’allargamento dei diametri pelvici. Rimanere sdraiate, viceversa, può ostacolare il parto, perché in questa posizione il bacino, e in particolare la sua parete posteriore, non può muoversi poiché costretta contro la superficie del letto. Perciò ben venga assecondare l’istinto e cambiare spesso posizione.

– La voce, gridare e sfogarsi, purché non alimenti l’eccitazione e si limiti a lasciarla andare, ha una valenza antidolorifica in sé. Viceversa, il trattenere, serrare le mascelle, non dare sfogo al dolore, sentirsi giudicate male, può dare una sensazione di costrizione, d’inadeguatezza e impotenza che provoca frustrazione ed amplifica la percezione del dolore.

– La visualizzazione, visualizzare il percorso del bambino dentro di sé, il proprio corpo che si apre, un fiore che sboccia… tutto questo può aiutare la dilatazione, anche se può sembrare strano.

Metodiche farmacologiche:
Analgesia epidurale, o peridurale per il travaglio di parto, si fissa nella zona lombare un piccolo catetere (che entra nello spazio epidurale davanti al midollo spinale) attraverso il quale si possono somministrare ripetutamente dosi di farmaco, così da mantenere l’anestesia per quanto tempo sia necessario. Durante il travaglio solitamente si usa la combinazione di un anestetico locale e di un oppiaceo (derivato della morfina) in concentrazioni molto basse, tali da avere un effetto antalgico, ma senza provocare un blocco motorio completo. Si avvertono le contrazioni, ma non il dolore.

Da ostetrica consiglio sempre di tenere tutte “le porte aperte”, non possiamo sapere in anticipo come reagirà il nostro corpo al dolore del parto.
Da mamma, consiglio di godervi ogni contrazione ed ogni momento di questo viaggio magico.

 

Dott.ssa Raffaella Addenzio, ostetrica e consulente del portare.

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