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DENTIZIONE E SVEZZAMENTO

La dentizione è una fase fondamentale per lo sviluppo dei bambini in quanto permette la masticazione e la fonazione.

Ogni bambino sperimenta la dentizione in modo differente, infatti l’ eruzione del primo dentino dovrebbe avvenire intorno al sesto mese di vita ma ci sono bimbi in cui spunta a 4 mesi e mezzo e altri che ad un anno non ne hanno nemmeno uno.

La dentizione da latte è composta da 20 dentini:

– 4 incisivi centrali
– 4 incisivi laterali
– 4 canini
– 8 molari

L’eruzione dei dentini può portare dei disagi e comportamenti che facciamo fatica ad interpretare, quelli più comuni sono: salivazione, arrossamento del viso, gengive gonfie, diarrea, sonno agitato, tendenza a “mordicchiare” tutto.

Come è possibile alleviare il fastidio?

Esistono diversi rimedi:

– massaggiare le gengive con i polpastrelli
– utilizzare anelli da dentizione/ massaggia gengive (alcuni sono dotati anche di parte refrigerante per dare sollievo immediato)
– frutta fresca
– usare gel da dentizione o medicinali su indicazione del pediatra.

L’eruzione dei primi dentini non sempre è correlata al periodo dello svezzamento.
Per questo motivo non possiamo far riferimento al fenomeno della dentizione per iniziare a svezzare il nostro bimbo.

Oggi l’OMS consiglia di iniziare a svezzare i bambini non prima del compimento del sesto mese, e soprattutto dopo che il bimbo sia realmente pronto ad effettuare questo passo importante.

Già…ma cosa significa che sia pronto?

Sicuramente devono essere in grado di tenere su la testa e stare seduti.

Altra caratteristica importante è la perdita del “riflesso di estrusione” ovvero la scomparsa dell’estroflessione della lingua cosi come quella del conato all’introduzione del cibo solito.

Inoltre i bimbi devono manifestare interesse verso ciò che fanno gli adulti a tavola, affinando la capacità di coordinazione tra occhi, mani e bocca, ma non solo…. Il loro interesse deve manifestarsi anche nei confronti del cibo e non sempre quest’ultimo è corrispondente allo sviluppo delle tappe neuromotorie.

Per quel che riguarda invece, le tipologie di svezzamento, abbiamo a disposizione l’alimentazione complementare tradizionale (ossia le classiche pappe) oppure un numero inferiore di mamme , ma in costante aumento predilige l’autosvezzamento o alimentazione complementare a richiesta.

In cosa consiste l’alimentazione complementare a richiesta?

Si dice “a richiesta” perché è il bambino a segnalare il proprio interesse per il cibo partecipando attivamente al pasto degli adulti afferrando ciò che gli capita sotto mano.
E’ definito “complementare” rispetto al latte, in quanto resterà un alimento importante fino ai 12 mesi e oltre.

Nell’autosvezzamento è il bambino che sceglie quali alimenti mangiare , quanto e come introdurli. Attenzione però, perché il bambino mangerà ciò che ci sarà in tavola, pertanto gli adulti dovranno rivedere la scelta delle materie prime utilizzate in cucina e le modalità di cottura.
Bisogna prestare attenzione a proporre il cibo in modo compatibile con le sue capacità di assumerlo e soprattutto che non lo esponga a rischi di soffocamento.

Nello svezzamento tradizionale il passaggio invece dal latte ad un’alimentazione mista avviene sulla base di schemi che regolano le modalità di introduzione dei singoli alimenti e le quantità da somministrare ad ogni singolo pasto.
La somministrazione viene aiutata dall’adulto mediante un cucchiaino.

Ulteriori approfondimenti li trovate nella diretta sulla pagina Facebook di Amicodentista con l’Ostetrica Sabrina Allegra e la Nostra Igienista Carola Romanò.

Ostetrica Sabrina Allegra

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