Quasi il 40% della popolazione europea è costituita da corridori amatoriali. La corsa, pur sembrando un attività semplice, coinvolge numerose articolazioni e segmenti corporei e per questo motivo è importante conoscere come la giusta tecnica può incidere sulla presenza o meno di infortuni. È inoltre stato dimostrato che più di 3/4 della popolazione di runner subisca un infortunio nel corso di un anno.
Perchè avvengono gli infortuni e come si possono prevenire?
La maggior parte infortuni dei runner sono correlati ad un’errata gestione dei carichi di allenamento e dai comunemente chiamati “infortuni da sovraccarico“.
Entra qui in gioco l’analisi della biomeccanica di corsa, ossia una fisioterapia specifica per il runner. Essa è determinante in quanto utile per valutare il corretto allineamento dei segmenti corporei durante la corsa, e presenta alcuni fattori che influenzano in particolar modo gli infortuni dei podisti.
Quali sono i fattori da tenere in considerazione?
I fattori sopracitati si possono dividere in:
– Tasso di carico verticale (VLR):
Questo tasso indica l’intensità dell’impatto del piede a terra. Al contrario di quello che si può pensare, non è influenzato dal peso di una persona ma dalla sua capacità di attutire il colpo del piede sul terreno. Alti valori di VLR sembrano associati ad una maggiore probabilità di infortunio. Ci sono delle caratteristiche specifiche che portano ad un alto tasso di carico verticale. È stato infatti dimostrato come un appoggio del piede di tallone sia associato ad un tasso di carico verticale maggiore rispetto ad un appoggio di medio/avampiede. Una corsa di avampiede sembra quindi essere più sicura per prevenire problemi a ginocchia, anche e schiena, ma meno sicura per problemi a piedi e caviglie.
Anche la distanza del piede dal tronco influenza il tasso di VLR. Un piede di appoggio troppo distante dal baricentro comporta infatti un aumento del tasso. Esso viene inoltre associato ad un appoggio di tallone. Al contrario, un appoggio di medio-avampiede è considerato solitamente in linea con il baricentro e di conseguenza ad un minor tasso di carico verticale.
L’impatto verticale è poi influenzato da un terzo fattore: la cadenza di corsa, ovvero il numero di appoggi al minuto. Una cadenza più alta riduce il tempo di contatto a terra, riduce lo stress muscolare, l’oscillazione verticale e quindi anche il tasso di carico verticale. Più appoggi significano quindi minor rischio di infortuni.
Un ulteriore influenza è data dal tipo di calzatura del runner. Le scarpe dette massimaliste, quindi più ammortizzate, al contrario di ciò che si pensa, aumentano il tasso di carico verticale e di conseguenza sono quindi consigliate scarpe più leggere.
In breve, il tasso VLR è alto se il piede viene appoggiato di tallone, se l’appoggio è troppo distante dal baricentro e se la cadenza al minuto è ridotta.
– Controllo e stabilità dell’arto inferiore
Il secondo fattore utile a diminuire il rischio di infortuni riguarda il miglioramento del controllo e della stabilità del movimento durante la corsa. Gli esercizi consigliati per migliorare questo fattore sono eseguibili senza l’utilizzo delle macchine, ma con sovraccarichi liberi in modo da attivare correttamente la muscolatura stabilizzatrice del tronco e degli arti inferiori.
Questi fattori della biomeccanica di corsa devono però essere personalizzati e modificati in base al singolo runner. non valgono quindi per tutti. L’unico fattore “universale” da tenere sempre in considerazione è la gradualità.
Dott. Riccardo Faccio, Fisioterapista esperto in runner e corsa
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