Cura dei denti

Tipi di carie: come riconoscerli e cosa fare

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La carie è una tra le più frequenti e diffuse patologie dentali: provoca la progressiva erosione del dente, fino alla sua distruzione. In molti, però, si chiedono ancora “cos’è una carie?” e come intervenire per sconfiggerla. Esistono diversi tipi di carie, come la carie secca e la carie del colletto molare: al sopraggiungere di un principio di carie, saperli riconoscere è utile per intervenire in modo rapido e risolutivo.

La carie può colpire parti differenti del dente: solitamente prima lo smalto, la parte esterna del dente, poi la dentina e infine la polpa interna. È causata da batteri che agiscono nella cavità orale come lo Streptococcus mutans e altri germi del genere lattobacilli e actinomiceti. Gli acidi prodotti da questi batteri attaccano, demineralizzandole, le matrici minerali e organiche che costituiscono il dente, creando lesioni che dalla superficie dentale si spingono gradualmente fino alla radice.

Le diverse fasi di sviluppo di una carie

Il processo carioso presenta diverse fasi di degenerazione e diverse velocità di sviluppo. Inizialmente la carie non causa fastidi, non presenta particolari sintomi ed è difficile da individuare. Col passare del tempo, però, insieme al classico puntino nero inizia a manifestarsi il dolore: a questo punto la patologia è già in fase avanzata e richiede un intervento immediato. In alcuni casi si trasforma in carie secca, rallentando fino ad arrestarsi, in altri può procedere fino a diventare cronica.

  • Carie acuta: la carie acuta si evolve in pochi mesi – generalmente 6 –, è caratterizzata da una zona di tessuto rammollito profonda ed estesa e si presenta di colore gessoso; il campanello d’allarme che la rivela è l’ipersensibilità dei denti di cui inizia a soffrire il paziente, un sintomo che lascia anche presagire un’imminente infiammazione della polpa.
  • Carie cronica: al contrario di quella acuta, si espande su una superficie molto più estesa, è di colore nero e si sviluppa più lentamente, negli anni, attaccando poco a poco lo smalto dentale. Il processo carioso può rimanere silente per molto tempo ed essere talmente lento da portare ad una parziale rimineralizzazione del tessuto cariato.
  • Carie secca o arrestata: indica un processo cariogeno che si sviluppa rapidamente, attaccando lo smalto in poco tempo, e che ad un certo punto non progredisce più – o rallenta sensibilmente prima di danneggiare la dentina. La carie secca, dunque, tende a stabilizzarsi, senza evolversi in gradi superiori. Si presenta come un piccolo foro nero e va monitorata in maniera costante: per questo i dentisti hanno un atteggiamento sempre prudente nei confronti di questo tipo di carie.
  • Carie recidivante o ricorrente: al contrario della carie secca, quella recidiva è un’infezione che si ripropone dopo essere stata curata (o mal curata). In questo caso la placca tende ad accumularsi proprio nel punto in cui era stata trattata, solitamente sui margini di un’otturazione eseguita non correttamente.

Tipologie di carie in base alla posizione

Il processo corrosivo che provoca la carie tende a svilupparsi nelle aree dove la placca batterica ristagna più facilmente. In questo modo è possibile classificare diversi tipi di carie.

  • Carie interprossimale o interdentale: si sviluppa tra un dente e l’altro e ha la caratteristica di progredire senza manifestarsi. Con il procedere della patologia, lo smalto – non più sostenuto dalla dentina sottostante – cede, mettendo in evidenza la lesione. Questo tipo di carie può essere diagnosticata con l’esame radiografico endorale, in seguito a dolori causati dalla masticazione o da stimoli termici.
  • Carie radicolare o “del cemento”: si sviluppa nascosta, sotto la gengiva, e arriva molto velocemente ad attaccare la radice. È frequente nelle persone affette da piorrea o altre patologie che causano la recessione delle gengive, esponendo la radice a un attacco batterico diretto. In questo modo, può portare molto velocemente alla distruzione del dente.
  • Carie “del colletto” o cervicale: coinvolge la porzione alta del dente – molto spesso del molare – tra gengiva e radice, dove tende ad accumularsi molta placca batterica. La carie del colletto dentale è particolarmente pericolosa perché nella zona cervicale lo smalto è meno strutturato e la lesione può progredire molto velocemente verso la polpa, causando la gengivite, oltre ad una lesione molto profonda.
  • Carie centrale: si sviluppa dalla parte centrale del dente verso l’esterno, nella direzione inversa rispetto al classico processo carioso. Quando un’infezione raggiunge la polpa dentale provocando una cancrena, le pareti del canale pulpare vengono esposte all’ambiente orale: la carie centrale ha inizio proprio su queste superfici e si propaga dai tubuli della dentina verso la superficie esterna. Con l’avanzare della lesione, le pareti della radice vengono assottigliate e distrutte.
  • Carie superficiale o “della corona”: la corona è la parte esterna del dente, quindi quella più esposta agli agenti batterici. La superficie più colpita è quella occlusale, cioè la porzione del dente che tritura il cibo e dove questo ristagna. È la più facile da rilevare perché è chiaramente indicata dalla macchiolina scura visibile allo specchio durante lo spazzolamento quotidiano.

Quindi? Cosa fare in caso di una sospetta carie?

La carie può colpire a tutte le età: si parla anche di sindrome del biberon, carie in gravidanza o post parto e carie senile. Una corretta igiene orale è fondamentale, ma in alcuni casi non è sufficiente. Come abbiamo visto sopra, il “fai-da-te” non basta perché solo uno specialista, tramite ispezione diretta o esame radiografico, può riconoscere il tipo di carie in corso e la strategia per eliminarla. Per questo bisogna tenere costantemente monitorata la propria bocca, tramite l’odontoiatra di fiducia, o rivolgendosi a un network specializzato di dentisti. La carie non va sottovalutata e solo se trattata tempestivamente non si trasforma in un grave problema di salute.

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