Cura dei denti

Devitalizzare un dente? Meglio di no

Nonostante ci siano ancora alcuni dubbi, sembra che le terapie endodontiche mettano a serio rischio la salute del cuore.

È una storia iniziata oltre cento anni fa, quella sulla pericolosità della devitalizzazione dei denti. Ha avuto, nell’ultimo secolo, alti e bassi. Nel senso che il dibattito scientifico ha visto detrattori e sostenitori della tecnica fronteggiarsi e discutere animatamente. Oggi, alla luce di alcuni recenti studi, possiamo affermare che il rischio c’è. E che soprattutto ci sono valide alternative che possono metterci al riparo dai pericoli legati a questa tecnica.

L’endodonzista “pentito”

A riaccendere la discussione è stato uno dei fondatori dell’American Association of Endodontists, la società che riunisce gli endodonzisti d’Oltreoceano. George Meinig, è questo il suo nome, dopo aver esercitato la professione odontoiatrica per decenni e aver insegnato in prestigiose università, pubblica nel 2008 un libro intitolato Root Canal Cover-Up Exposed – Many Illnesses Result, non ancora tradotto in italiano. Nel saggio il medico statunitense passa in rassegna tutta la letteratura medica sull’argomento, partendo dai primi studi condotti da Weston Price, quasi un secolo fa, a oggi. E scopre così che devitalizzare un dente, pratica estremamente frequente anche in Italia, comporta un rischio elevato di andare incontro a patologie dell’apparato cardiocircolatorio, in particolare l’infarto, ma anche artrite e reumatismi, nonché malattie del sistema nervoso centrale.

Come è possibile tutto ciò? Secondo l’esperto a causare questi problemi sarebbe la cosiddetta teoria dell’infezione focale, in pratica un “deposito” di batteri localizzato nel dente. Da questo serbatoio, i germi vengono immessi continuamente nel sangue e vengono portati in tutti i distretti del corpo. Non tutti sono a rischio: secondo Meinig, il sistema immunitario della maggior parte delle persone è in grado di tenere a bada questi “ospiti indesiderati”. Ma in alcuni casi, quando le nostre difese naturali non ce la fanno a far fronte ai batteri, entrano massicciamente in circolazione e provocano i danni sopraelencati.

Diversi studi lo dimostrano

Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni studi epidemiologici che hanno dimostrato queste ipotesi. Per esempio, nel 2006 una ricerca apparsa sulla rivista Journal of dental research ha dimostrato che, in particolare negli individui al di sotto dei 40 anni, esiste una correlazione stretta tra infiammazione periodontale cronica, che può verificarsi in seguito a devitalizzazione, e patologie cardiovascolari. Un altro studio, pubblicato sulla rivista Circulation nel 2013, ha peraltro dimostrato la presenza dello stesso tipo di DNA batterico nelle infezioni del canale radicolare, nelle placche aterosclerotiche presenti nel miocardio. Quelle, per intenderci, che causano l’infarto. Il che giustificherebbe, oltre ogni ragionevole dubbio, la stretta connessione tra questi due eventi.

Infine, un’indagine epidemiologica apparsa sul Journal of american dental association, la rivista ufficiale dell’associazione che riunisce tutti i dentisti statunitensi, ha dimostrato in modo inequivocabile che in presenza di denti devitalizzati il rischio di sviluppare aterosclerosi alle coronarie, e quindi andare incontro a un infarto, è nettamente superiore.

Fonti
Journal of Dental Research
American Heart Association
The Journal of the American Dental Association

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